Piante Selvatiche Commestibili D’Italia – Singola Uscita

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Informazioni sul corso

DOVE:

Il corso si svolge a Trevignano e nei suoi dintorni, circa 40 minuti a Nord di Roma. Ogni appuntamento di raccolta esplorerà un’area leggermente diversa del territorio circostante. 

QUANDO:

Domenica ore 10.00-15.00

COME:

ore 10.00-10.30 Punto di ritrovo, cerchio di saluti e partenza per l’escursione di riconoscimento

ore 10.30-12.30 Riconoscimento in campo, racconto e raccolta delle piante da programma

ore 12.30-13.00 Ricapitoliamo e sistemiamo i nostri erbari

ore 13.00-14.00 Pranzo al sacco e piccola degustazione di piatti di alta cucina realizzati con le piante viste

ore 14.00-15.00 Condivisione di domande ed esperienze in campo agricolo o medicinale anche con chi di volta in volta ci ha ospitati o accompagnati

CHI: 

Docente universitaria, giornalista e cuoca, Dafne Chanaz si dedica da 20 anni allo studio e alla divulgazione delle tradizioni contadine quale chiave per l’ecologia. È un’esperta di piante selvatiche commestibili e dei loro usi gastronomici, autrice per Terra Nuova Edizioni de Il prato è in tavola. Saranno ospiti del corso agricoltori, esperti e botanici che forniranno il loro ulteriore contributo.

PERCHE’: 

I corsisti che abbiano completato il corso in tutti i suoi appuntamenti riceveranno un attestato di partecipazione e saranno in grado di riconoscere e raccogliere almeno 40 diverse piante selvatiche alimentari. A differenza degli “eventi” o appuntamenti episodici, seguendo il corso completo avrete una vera e propria formazione accelerata da forager professionista.

DATE:

26 MARZO

La potenza dei germogli: depurarsi, remineralizzarsi e rinascere a noi stessi con le gemme primaverili. Impareremo ad apprezzare l’asparago selvatico e l’equiseto, due “turioni” pieni di minerali, a riconoscere i preziosi strigoli, anch’essi delicati e saporiti come i primi pisellini e la silene (detta anche strigolo peloso), dai sentori di asparago, fave fresche e funghi champignon. Ci divertiremo ad assaporare il trifoglio, una leguminosa che arricchisce le insalate di riso assieme alle foglie e ai boccioli della pratolina. Difficilissimo da riconoscere ma di grande soddisfazione, il tenero e ritroso caccialepre, che sa di latte e un pò di noce. Infine per rilassare il ventre esploreremo il potenziale gastronomico della borragine e del papavero, senza dimenticare di far bottino di porri! Che dire dei dessert a base di violetta e di artemisia? (a marzo, e solo a marzo fioriscono le viole…) 

23 APRILE

È tempo di aggiungere frizzantezza alle nostre preparazioni con la dolce finocchiella, la pimpinella che sembra un fresco gheriglio di noce e l’erba cipollina, immancabile nelle cucine dei veri chef. Sulla stessa onda scopriremo i gambi di aglietto selvatico con i loro candidi fiorellini e il loro sapore tenero e sfizioso. Con il lamio, si prepara la famosa soupe de lamier parigina. Scopriremo i segreti della piantaggine, miracoloso “cerotto di campo” che porta sorprendenti note di funghi porcini nei nostri piatti. Rispolvereremo gli usi di dama mentuccia, mentre della calendula impareremo ad assaporare le foglie oltre ai fiori, detti anche “zafferano dei poveri”, per il loro gusto delicato ed il color arancio che conferiscono alle preparazioni.

21 MAGGIO

Ci lasceremo pizzicare il naso dalla portentosa rucoletta selvatica, senza tralasciare di andare a crescione d’acqua, perché il risotto che ci viene è unico. Poi ci infileremo tra le spine del cardo mariano per estrarne ricchi bottini di coste da fare alla parmigiana, mentre con l’acetosella prepareremo la famosa salsa per il bollito che raccomanda l’Artusi. Infine ci dedicheremo ai fiori! caprifoglio, camomilla, buglossa ma soprattutto sambuco e acacia! Non ci si fanno solo le frittelle ma anche lo spumante… In tema di bevande poi avete mai provato il tè di germogli di rovo? E il sorbetto con germogli di rovo e petali di rosa? Altro che tè verde…

18 GIUGNO

Chi ha detto che d’estate c’è poco da raccogliere? Entreremo nel vivo della stagione, scoprendo le innumerevoli virtù medicinali e gastronomiche delle giovani pale di fico d’india, le modalità di conservazione del cappero, pianta stoica che cresce solo nei luoghi più impervi, si usa anche contro il mal di denti ed è ricchissimo di calcio e antiossidanti. Anticiperemo il sapore sorprendente della galinsoga cotta, protagonista della cucina colombiana, giunta nel nostro continente da pochi secoli e conosciuta solo come infestante. Apprenderete le virtù del chenopodio, o farinello, amico del sangue nella tradizione ayurveda ed espressione sublimata dello spinacio, assaggerete la portulaca, una pianta grassa con il 40% di proteine che è anche una rara fonte vegetale di Omega3 ed infine l’amaranto, un superfood con 5 volte più calcio del latte che sa bieta e di carciofo e infesta tutti gli orti.

5 NOVEMBRE

Andiamo in Francia con la romice, pianta invasiva e disprezzata, che pure si può utiizzare come l’acetosa per la famosa ricetta del “saumon à l’oseille”. Mentre con il lamio, detto anche falsa ortica, peloso e inodore, si prepara una crema, la “soupe de lamier”, che sa di menta e di carciofo! Poi impareremo a distinguere la cicoria dal tarassaco e le loro gamme di amaro, a preparare il caffè con le loro radici, l’insalata e il macco con le fave pugliese. Riconosceremo la borsa del pastore, protagonista della cucina thai, il centocchio, un superfood che sa di cetriolo per fare smoothie e cocktail, ed infine la povera cinquefoglia, che sa di tè verde ed è astringente. Per dessert, ruberemo ai cinghiali le preziose bacche di corbezzolo e capiremo come si lavorano e si possono assaporare, in uno speciale strudel di stagione.

3 DICEMBRE

È tempo di tuberi: impareremo a riconoscere i topinambur selvatici con i loro splendidi fiori, ed a scalzare il gustoso tubero che producono, che è molto buono al forno. L’aspraggine e l’erba viperina sono “cicorie” meno amare, brutte ma suggestive e si usano nell’acquacotta maremmana, della quale impareremo i segreti. La viperina poi è gelatinosa, poiché è parente della borragine: a dispetto del suo aspetto ispido e furtivo, ha un lieve retrogusto di cetriolo ed aloe vera. Andremo anche alla ricerca di crucifere dal sapore di senape quali la cascellore e l’erba cornacchia, detta “erba dei cantanti” poiché famosi cantanti d’opera, rimasti afoni, grazie a lei hanno ritrovato miracolosamente la voce prima di esibirsi. La chicca sarà l’ombelico di venere, una pianta che sembra un funghetto allucinogeno, è freschissima e delicata, cura le scottature e si può usare per preparare canapè. 

14 GENNAIO

Scopriremo il favagello, una delle rare verdure invernali da insalata, assieme all’alliaria, una delicata foglietta della famiglia delle senapi che cresce nel sottobosco e profuma di aglio. “I grespigni di gennaio non sono in bocca al villano” recita il detto: sono così buoni che tocca darli al padrone! Quando li addenti sembra di rubare il cuore dell’insalata, con le loro note di nocciola e di carciofo sono buoni sia in insalata che nella ricetta dei maltagliati… Il raponzolo, lo conoscono solo gli intenditori: è una pianta esile, minuscola, che ha una radichetta molto delicata, da assaporare da sola sul pane imburrato. La malva era la bieta degli antichi romani, antinfiammatorio sistemico poderoso e verdura interessantissima, si presta a preparare una famosa minestra egiziana. La piattella, onnipresente e pelosetta, sa di scarola ed è ottima saltata. Per remineralizzarci, raccoglieremo un bel mazzo di ortiche per fare il risotto. Infine per fare il carico di vitamina C, impareremo come si lavorano le bacche di rosa canina, che sono più tenere dopo una gelata. 

11 FEBBRAIO

La bieta prospera nel parco di Martignano, perché acquistarla? Se poi vogliamo qualche nota pungente, a febbraio e solo a febbraio possiamo raccogliere il piccolo billeri primaticcio, una sorta di crescione di terra dal profumo di rucola, ottimo sia cotto che crudo. Le ramolacce sono care alla tradizione trevignanese, simili ai broccoletti ma della famiglia del rafano, hanno un sapore pungente che si presta a preparare le famose orecchiette pugliesi. Andiamo poi molto più lontano con i gambi della bardana, pianta medicinale oltre che alimentare cara alla gastronomia giapponese.  Le fogliette delle primule profumano di canfora e di finocchio e legano molto bene con il pesce d’acqua dolce. Per preparare i soffritti, scopriremo le note aromatiche dei ciuffi di carota selvatica. Con la parietaria, o erba muraiola, si fa una crema per condire le patate. Infine impareremo dove trovare e come riconoscere la preziosa achillea, erba delle ferite dalle mille virtù, ottima anche al posto del prezzemolo nelle salse verdi. L’oiosa è una sorpresa… Detta anche “saporosella”, si tratta di un’aromatica affascinante e misteriosa con note di anice, prezzemolo e cumino, che inserita in bevande indiane come il lassi regala loro un profumo ammaliante. Si usa anche, più prosaicamente, nei fagioli in tutta la Tuscia viterbese.

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